Un pezzo di storia culturale di Napoli trasformato in ripostiglio privalo. Stamattina, martedì 24 febbraio, i carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio culturale hanno messo fine a un’occupazione abusiva che durava da troppo tempo in via Medina, proprio all’ombra della Chiesa dell’Incoronata, uno dei gioielli angioini della città.
Lucchetti e catene: l’uso privato di un bene pubblico
L’area pertinenziale della chiesa, di proprietà del demanio culturale, era recintata da privati senza alcun titolo. Le indagini hanno accertato che lo spazio era sbarrato da una catena con lucchetto, rendendo impossibile l’accesso perfino alla Soprintendenza. Un vero e proprio fortino illegale, nel cuore del centro storico, nato dall’indebita appropriazione di un suolo che appartiene a tutti.
Lo spazio usato anche come deposito di un ristorante
Le indagini hanno appurato che lo spazio, tra i cari scopi, veniva utilizzato anche per depositare materiali riconducibili a un esercizio ristorativo limitrofo. L’esecuzione del provvedimento, che ha iscritto nel registro degli indagati una persona per i reati di usurpazione di bene pubblico, appropriazione indebita e uso illecito di beni culturali, ha permesso di restituire l’area alla Soprintendenza Abap per il Comune di Napoli.
La Chiesa dell’Incoronata: un tesoro angioino da proteggere
L’operazione dei carabinieri rappresenta un salvataggio storico. La Chiesa dell’Incoronata infatti, fu fondata nel 1352 da Giovanna I d’Angiò, per celebrare l’incoronazione della sovrana e del marito Luigi di Taranto.
Tanto preziosa da arrivare a custodire anche una reliquia della spina della corona di Cristo. La struttura ingloba l’antico Tribunale regio di Roberto d’Angiò. Accanto vi sorgeva un ospedale.










