Rodolfo Armenio, Grande Ufficiale, Segretario della Delegazione per la Campania degli Ordini Dinastici della Real Casa di Savoia, nonché presidente della sezione di Pompei dell’Associazione Nazionale Combattenti e Reduci, ha inviato una nota stampa su quanto accaduto nella serata di martedì sera nel corso del Festival di Sanremo.

Nel corso della serata si è svolto un momento di commemorazione per gli 80 anni della Repubblica Italiana. Sul palco dell’Ariston la testimonianza di un ospite speciale: Gianna Pratesi, 105 anni il prossimo 16 marzo. “Per chi ha votato nel referendum istituzionale del 1946?”, le chiede Carlo Conti, e Pratesi risponde: “Eravamo sicuri in casa mia. Tutti di sinistra. In famiglia tutti abbiamo votato per la Repubblica. Finalmente votavano anche le donne”. Di seguito le dichiarazioni inviate da Rodolfo Armenio:

Sono Monarchico e me ne vanto. Mi sento offeso e discriminato perché Monarchico. Martedì sera, durante la prima serata del Festival di Sanremo, su Rai 1, dove tutti gli italiani come me pagano il canone TV. Un servizio pubblico dovrebbe essere super partes, ma purtroppo non lo è stato.

Ricordo al signor Conti Carlo, che il diritto di voto alle donne in Italia fu riconosciuto il 1° febbraio 1945 con il Decreto Luogotenenziale n. 23, firmato dal Principe Umberto di Savoia (futuro Umberto II) dunque durante la Monarchia regnante.

Per quanto riguarda la cosiddetta proclamazione della repubblica, bisogna ricordare che, dopo la lettura dei risultati del 10 giugno 1946, relativi alle consultazioni del 2 e 3 giugno, la Suprema Corte avrebbe dovuto riunirsi il 18 giugno. Tuttavia, l’11 giugno 1946, nel Consiglio dei Ministri, Togliatti disse: “Sono d’accordo per l’uso della forza”; Nenni: “Votiamo seduta stante il decreto d’investitura”; Romita: “Il Viminale è ben protetto… ho preso le mie misure”; Scoccimarro: “Non fidarti, la Corona conta su forze fedelissime”. Cattani affermò: “Quest’ordine del giorno significa provocare la guerra civile, non intendo condividerne la responsabilità”.

Il 12 giugno, alle ore 21, la seduta del governo fu molto tesa. Alcide De Gasperi, costretto dalla pressione e forse ricattato dai partiti, dichiarò: “L’assumere i poteri di Capo dello Stato può essere considerato un gesto poco ponderato”. La seduta venne sospesa e ripresa alle 23:45. De Gasperi lesse il comunicato con cui assumeva i poteri di Capo provvisorio dello Stato; l’unico a votare contro fu Leone Cattani.

Il colpo di Stato venne compiuto quella sera. La repubblica è stata imposta da un governo che non attese il responso della Cassazione del 18 giugno. Il 13 giugno il Re d’Italia Umberto II, lasciò la Patria per evitare lo scoppio di una guerra civile.

Per la repubblica ci furono il 54,3% dei voti (12.718.641), mentre per la Monarchia il 45,7% (10.718.502). Ancora oggi, dopo 80 anni, restano aspetti da chiarire e verità da approfondire.

Il signor Carlo Conti come si permette di dire che nel 1946 il popolo scelse la libertà? È un’offesa verso quei 10.718.502 cittadini che scelsero la Monarchia.

Capisco la signora Gianna Pratesi: a 105 anni si può dire tutto. Tuttavia, per amore della verità e della LIBERTÀ, si sarebbe potuto invitare anche qualcuno che non votò per la repubblica”.

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