Il delitto di ieri nello studio professionale di via Grande, nel cuore di Livorno, riporta alla ribalta un nome noto alla Direzione distrettuale antimafia di Napoli.
Ovvero quello di Luigi Amirante, 47 anni, fermato per l’omicidio dell’agente di commercio Francesco Lassi. Secondo la ricostruzione della Procura livornese guidata da Maurizio Agnello, la morte di Lassi sarebbe maturata al culmine di una trattativa per la vendita di un quantitativo di oro.

I due si erano dati appuntamento nello studio di commercialisti; poco dopo, le urla. Testimoni avrebbero visto un uomo uscire con un coltello in mano. Lassi è stato colpito con due fendenti al torace. Sotto il corpo, una lamina e una scheggia d’oro, ritenute il possibile movente della contesa. Amirante è stato rintracciato in via Mastacchi: nella sua auto sarebbero stati trovati gli abiti indossati durante l’aggressione, poi cambiati. L’arma non è stata recuperata. Davanti al pm si è avvalso della facoltà di non rispondere.
Il passato di Amirante è quello di un broker di peso nel narcotraffico internazionale. Nel 2015 viene condannato a quattro anni nel procedimento che coinvolse anche Federica Gagliardi, il caso mediaticamente noto come “Dama Bianca”. L’indagine smantellò il gruppo guidato da Alessandro Fiorente, fratello del latitante Pasquale Fiorente, attivo tra Campania e Olanda.
Dalla “Dama Bianca” alle rotte del Venezuela
Insieme al fratello Gianluca, Amirante era ritenuto tra i gestori delle rotte della cocaina dal Venezuela e dal Centro America al porto di Salerno. Centinaia di chili destinati ai principali clan napoletani: dai Gionta di Torre Annunziata ai Lo Russo di Miano, fino ai gruppi dell’area vesuviana. Nei verbali descrisse anche l’uso di container di pesce surgelato — i “gamberoni” — per occultare la droga.
Tra il 2017 e il 2018 decide di collaborare con la giustizia. Le sue dichiarazioni consentono agli inquirenti di ricostruire anni di traffici tra Sud America, Olanda e Italia, con arresti e condanne eccellenti. Grazie agli sconti di pena previsti per i collaboratori, esce dal carcere.

Il punto ora è capire quale fosse la sua vita attuale. Stava tentando di reinserirsi nel commercio legale dei metalli preziosi? Era ancora inserito in circuiti opachi ad alta intensità di denaro e valore?
L’omicidio di Livorno, allo stato, non appare un delitto di camorra in senso stretto. Ma il profilo di Amirante — uomo abituato a muovere carichi milionari e a trattare in contesti ad altissimo rischio — rende la linea tra affare e violenza sottile. E lascia aperti molti interrogativi.









