Mentre il fumo continua a salire su Teheran dopo i colpi congiunti USA-Israele e l’Iran scatena la sua rappresaglia multi-fronte con missili e droni contro Israele e contro le basi americane nel Golfo, qui in Giordania la tensione è diventata concreta, palpabile.
Le Forze Armate giordane hanno confermato di aver intercettato 49 tra droni e missili balistici entrati nello spazio aereo nazionale nel corso della giornata. Tredici erano missili balistici, neutralizzati dai sistemi di difesa aerea; gli altri, in gran parte droni, sono stati abbattuti dopo l’ingaggio. Le agenzie ufficiali Petra e Roya News lo ribadiscono con chiarezza: solo danni materiali, nessun ferito, nessuna vittima. La Giordania ha agito in legittima difesa.
Ma ad Amman i segni si vedono.
Detriti su Amman e nelle principali città
Frammenti dei missili intercettati sono caduti in diverse aree della capitale. A Marj Al Hamam, i video circolati sui social mostrano rottami finiti a pochi metri dalle abitazioni; uno avrebbe persino sfiorato o colpito una casa. Sulla highway per l’aeroporto Queen Alia, un pezzo è precipitato vicino alla carreggiata, seminando paura tra gli automobilisti e lasciando detriti sull’asfalto. Nel sobborgo di Al Yasmeen, un altro frammento è atterrato in piena area residenziale.
Polizia e Protezione Civile hanno registrato almeno 54 segnalazioni di caduta di detriti tra Amman, Zarqa, Madaba, Irbid, Jerash e la zona ovest di Balqa.
Le sirene hanno suonato a intermittenza per ore. Lo spazio aereo è stato parzialmente chiuso. I servizi di sicurezza restano in massima allerta. Le basi americane nel Paese, in particolare Muwaffaq Salti, rafforzata negli ultimi giorni dalla presenza di jet statunitensi, erano chiaramente nel mirino della rappresaglia iraniana. Per ora, però, gli intercettori giordani hanno retto.
I numeri ufficiali non vengono contestati: 49 oggetti abbattuti, 13 balistici, zero feriti. Intanto le immagini dei detriti, da Marj Al Hamam all’autostrada dell’aeroporto fino ad Al Yasmeen, circolano ovunque su X, Instagram e WhatsApp, senza smentite rilevanti.
La risposta iraniana investe il Golfo
Nel frattempo, la risposta iraniana, denominata dalle Guardie Rivoluzionarie “Truthful Promise 4”, ha investito l’intero Golfo. Ondate di missili balistici e droni hanno preso di mira basi statunitensi e alleate: Al Udeid in Qatar, Al Dhafra negli Emirati, Ali Al Salem in Kuwait, la Quinta Flotta a Manama, in Bahrain. Esplosioni e intercettazioni anche su Doha, Abu Dhabi e Manama.
Negli Emirati, un drone ha colpito un’area residenziale di lusso a Dubai, sul Palm Jumeirah, provocando un incendio e quattro feriti. Ad Abu Dhabi, secondo alcune fonti, uno shrapnel avrebbe ucciso un civile. In Kuwait, detriti hanno danneggiato l’aeroporto internazionale causando feriti lievi. Gran parte degli attacchi è stata intercettata dalle difese aeree dei Paesi del Golfo, ma i frammenti caduti hanno generato evacuazioni, interruzioni dei voli e chiusure temporanee di aeroporti.
Teheran rivendica di aver colpito “tutti i bersagli previsti”. Le vittime civili restano contenute rispetto alla portata dell’operazione, ma il messaggio è inequivocabile: chi ospita infrastrutture militari statunitensi entra automaticamente nel raggio della rappresaglia.
Internet crolla in Iran, diplomazia sotto pressione
In Iran, il Consiglio di Sicurezza Nazionale ha invitato i residenti a lasciare Teheran. L’accesso a Internet, secondo l’organizzazione NetBlocks, è crollato al 4% dei livelli abituali. Il governo iraniano ha chiesto un intervento urgente del Consiglio di Sicurezza dell’ONU denunciando la violazione della pace internazionale. Israele parla di “minaccia esistenziale”, mentre Washington promette di smantellare il programma nucleare iraniano.
Da Dubai ad Amman, il prezzo cade dal cielo in frammenti.
Non esistono più retrovie.
Il confine coincide con lo spazio aereo.
E la notte, nel Golfo come nel Levante, sembra più lunga del solito.
Ciro Scuotto
Amman, 28 febbraio 2026 (aggiornamento serale)










