Inchiesta per corruzione, divieto di dimora in Campania per il consigliere regionale di Forza Italia Giovanni Zannini

Stessa misura anche per gli imprenditori Paolo e Luigi Griffo, padre e figlio, attivi nel settore caseareo. Tutti i dettagli.

Divieto di dimora in Campania per il consigliere regionale di Forza Italia Giovanni Zannini, ex deluchiano, rieletto con Forza Italia alle ultime elezioni regionali.

La misura è stata disposta dalla gip Daniela Vecchiarelli, che ha parzialmente accolto le richieste della Procura di Santa Maria Capua Vetere (che ne aveva chiesto il carcere). Stessa misura anche per gli imprenditori Paolo e Luigi Griffo, padre e figlio, attivi nel settore caseario.

Tutte le accuse a carico del recordman di preferenze a Caserta

I tre sono indagati in un filone dell’inchiesta della Procura samaritana che riguarda appalti. Dovranno rispondere di corruzione per l’esercizio della falsità, falsità materiale in concorso e truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. La misura è stata eseguita dai carabinieri del nucleo investigativo del Gruppo di Aversa.

Zannini, recordman di preferenze nella circoscrizione casertana, non potrà più svolgere le funzioni di consigliere regionale, al suo posto subentrerà il primo non eletto nella lista Forza Italia a Caserta per tutta la durata del provvedimento cautelare.

La sua prima volta in consiglio regionale risale al 2020, con la lista De Luca presidente. Nel 2025 ha aderito a Forza Italia poco prima delle regionali, alle quali ha ottenuto 31.932 preferenze, risultando il candidato più votato nella circoscrizione di Caserta e terzo in tutta la Campania.

La delibera per favorire i due imprenditori caseari

Nel caso di Luigi e Paolo Griffo, il divieto di dimora non vale solo per la Campania, ma anche per le regioni limitrofe. Per quanto riguarda Giovanni Zannini invece, solo per la Campania. L’indagine riguarda presunte agevolazioni per la realizzazione di un impianto di trasformazione del latte dei Griffo. Per i pm, Zannini avrebbe consentito loro di ottenere una delibera per un finanziamento pubblico di 13 milioni di euro, di cui 4 già erogati come primo acconto.

Il 23 dicembre del 2023 il caseificio dei due imprenditori è stato posto sotto sequestro. Provvedimento confermato nel 2025 dal Tribunale del Riesame e poi dalla Corte di Cassazione.

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