Si è comunque svolta con successo, ospitata dal “Gran Caffè Gambrinus” a Napoli, la serata organizzata dall’Associazione Maître Italiani Ristoranti e Alberghi sezione Napoli, diretta dal fiduciario Dario Duro, un importante momento di incontro con produttori di vitigni autoctoni riscoperti con grande amore e passione e portati avanti con produzioni di altissima qualità, vere chicche di eccezionalità del panorama vitivinicolo campano. A presentare ed organizzare l’evento “I Vini del Re” e “l’Arte del Flambè”, ci ha pensato il Maestro dei vini della sezione napoletana dell’ A.M.I.R.A., il giornalista e sommelier Pasquale Brillante, che è riuscito a portare nel salotto/bomboniera di Napoli le tre produttrici di Pallagrello Bianco e Rosso e dell’Asprinio: Manuela Piancastelli, giornalista scrittrice e fondatrice dell’ azienda Terre del Principe; Teresa Mincione, avvocato, degustatrice e titolare dell’omonima azienda Teresa Mincione e Maria Pina Fontana imprenditrice e CEO dell’azienda Tenuta Fontana. Il Pallagrello, vitigni autoctoni coltivati nell’alto casertano, noti per essere stati i preferiti di Ferdinando IV di Borbone, che li fece includere nella “Vigna del Ventaglio” presso la Reggia di Caserta e che nel 1788 fece coniare una moneta in onore di questa uva, rinvenibile nella famosa vigna. Di qui il nome dato all’evento, perché il termine “Vini da Re” in Campania è storicamente associato al Pallagrello (sia bianco che nero), che era considerato il “vino del Re”, e nella “Vigna del Re”, ospitata nella Reggia di Caserta oggi rinascono i Pallagrello “OroRe bianco” e rosso “OroRe Nero”, riproponendo i sapori amati dalla dinastia borbonica.
Una serata che per l’organizzazione curata da Brillante, per la location che l’ospitava, la riscoperta, recuperata, ristrutturata, storica “Sala degli Specchi” del Gambrinus, per le imprenditrici vinicole, per i vini portati in degustazione agli intervenuti e descritti dal Brillante sommelier e dalle stesse produttrici e coordinata dai maîtres dell’ A.M.I.R.A., con la presenza di illustri ospiti come Rosario Lopa, Portavoce Consulta Nazionale per l’Agricoltura e Turismo, il consiglier comunale di Napoli Gennaro Paipais, Piero Ferretti docente e grande esperto di cultura enogastronomica ed imprenditoriale ed altri, doveva essere qualcosa di veramente unico e di grande interesse per tutti coloro che sono stati presenti ma che, aimè per colpa di persone intervenute che evidentemente non hanno né cultura del vino, ma tanto meno correttezza di vita ed educazione almeno da dimostrare nelle circostanze alle quali volutamente partecipano, ha avuto momenti di richiamo verso questi soggetti da parte di qualcuno della maggioranza dei presenti che intendeva seguire con attenzione ed interesse culturale l’esposizione fatta dalle tre donne del vino e da Brillante. Da socio Onorario dell’ A.M.I.R.A., chi mi conosce e sa che da giornalista e poi in particolare del settore, amo sempre dire la verità, come sul dirsi “pane al pane e vino al vino”, sento l’obbligo di far notare che questa manifestazione non meritava di essere disturbata da persone di una scorrettezza unica che, sedute ai tavoli di degustazione, parlavano fra loro incuranti anche dei richiami alla correttezza del non disturbare gli oratori, fatti dapprima da Brillante e poi da un ospite che è intervenuto drasticamente alzandosi e richiamando l’attenzione di tutti a seguire gli interventi nel silenzio che un luogo come quello dove erano richiedeva, senza neppure l’uso del microfono, proprio perché le circa 40 persone presenti avrebbero dovuto consideralo come sopra citato un salotto/bomboniera. Tutto questo, per non parlare del finale, quando alla degustazione dei vini è seguita la consegna di attestati a soci dell’ A.M.I.R.A. ed in particolare al maître della struttura Ciro Cucciniello, nuovo iscritto del sodalizio, poi una targa che Dario Duro ha donato al nuovo iscritto Massimiliano Rosati che con il compianto papà Giuseppe da 37 anni rappresentano la storicità dell’AMIRA e poi ancora di attestati alle tre imprenditrici del vino protagoniste della serata ed alla famiglia di Michele Sergio che sono comproprietari del Gran Caffè Gambrinus locale storico d’Italia e locale del Cravattino d’Oro dell’ A.M.I.R.A.. A questo momento celebrativo è seguita la parte completante il tema dell’incontro e cioè la visione e la descrizione con la valorizzazione che, il sottoscritto avrebbe dovuto e voluto fare il un momento significativo di quello che i maître hanno scelto come espressione identitaria della loro professionalità: “il Flambè”, quella cucina alla lampada tanto amata e apprezzata anni addietro, che l’A.M.I.R.A. mira a riscoprire e proiettare in sala. Un momento che è però divenuto di gran confusione peggio di quello che può vedersi ad una sagra paesana non ben organizzata. Quindi almeno per questa volta non è stato possibile partecipare agli uditori presenti l’Arte del Flambè, perché la massa di intervenuti all’evento, appena iniziata la dimostrazione da parte dei tre maîtres dell’elaborazione della ricetta dedicata al locale ospitante e denominata “Gambrinus 26” servita poi con l’accompagnamento di Asprino “OLMO “ di Tenuta Fontana, anziché attenersi alle disposizioni impartite da Brillante del seguire seduti ai tavoli che già occupavano per la degustazione dei vini, la dimostrazione e sentire l’intervento del socio onorario A.M.I.R.A. che li avrebbe portati a capire il significato della serata, si sono riversati in massa verso il tavolo dove i maîtres operavano per degustare le crepes creando una ulteriore gran confusione. Tutta una situazione che nessuno pensava potesse accadere, perché gli eventi dell’A.M.I.R.A. solitamente sono esemplari, ma che a causa di qualche persona scorretta che ha richiamato la superficialità di atre che si sono accodate, ha sminuito e danneggiato non poco un incontro che per il tema e il luogo che lo accoglieva avrebbe voluto essere un’altra chicca organizzata da A.M.I.R.A. sezione Napoli. Anche se tutto sommato, vuoi per Brillante, vuoi per le bravissime donne imprenditrici vitivinicole, vuoi per gli argomenti in campo: degustazione ed acquisizione di note storiche su vini eccezionali, vuoi per l’Arte del Flambè, vuoi per la location che accoglieva l’evento, vuoi per l’interesse alla serata che la maggior parte degli intervenuti ha dimostrato di avere, la kermesse del vino ha ottenuto il suo indiscutibile e meritato successo.
Giuseppe De Girolamo










