Sempre più giovanissimi sono coinvolti nella criminalità organizzata. Il dato è preoccupante e arriva da “Dis(armati)”, il rapporto di Save the Children pubblicato giovedì 12 marzo che indaga sul 2025.
Secondo i dati dell’associazione, sono 46 i minori denunciati o arrestati per associazione mafiosa nei primi sei mesi dell’anno scorso. E ad allarmare ancora di più c’è il fatto che nell’intero 2024, quindi l’anno precedente, 49 baby criminali erano finiti nei guai perché coinvolti in fatti di camorra.
La distribuzione geografica di questi episodi mostra una concentrazione specifica nel Sud Italia. Quasi della metà delle operazioni delle forze dell’ordine è avvenuta nei territori di Catania e Napoli, confermando la pressione delle organizzazioni sulle aree urbane più fragili.
L’aumento dei reati gravi e il primato della Campania
Dis(armati) evidenzia una crescita drastica dei reati di sangue commessi da minorenni negli ultimi dieci anni. I minori segnalati per omicidio sono passati da 102 nel 2014 a 193 registrati nel 2024. La Campania detiene il primato per incidenza, con un valore di 0.15 ogni mille abitanti nella fascia d’età tra i 14 e i 17 anni.
A Napoli la situazione appare critica: nei primi sei mesi del 2025 si contano già 27 segnalazioni, sfiorando il totale dell’intero anno precedente. I ragazzi entrano in contatto con le armi da fuoco in età precoce, cercando nel crimine una forma di affermazione sociale all’interno del proprio quartiere.
Le radici del fenomeno: povertà educativa e ricerca di identità
L’indagine realizzata dal Polo Ricerca di Save The Children individua le cause profonde di questa deriva violenza nelle carenze del sistema educativo sociale. Il rapporto spiega la genesi del legame tra ragazzi e clan con parole chiare: “L’affiliazione criminale nasce spesso dalla povertà educativa: nei vuoti di opportunità, l’illegalità offre ai ragazzi fragili appartenenza e protezione”.
In assenza di prospettive, i giovani diventano facili prede per le logiche del potere e denaro. Senza alternative valide, i minorenni compiono scelte che credono “obbligate” e che si intersecano “con le attività criminali della famiglia e da contesti relazionali e sociali complessi”.
Il rischio recidiva e la necessità di un nuovo approccio
L’analisi di Save the Children mette in evidenza un altro dato determinante: la probabilità di commettere nuovi reati risulta 3.48 volte superiore rispetto ai coetanei coinvolti in altre tipologie di delinquenza. Gli esperti avvertono sulle conseguenze di una risposta solo giudiziaria o repressiva. “Occupandosi esclusivamente dell’arma e del reato, invece che del minore, si corre il rischio di consegnarli alla cultura criminale”.
Servono dunque percorsi che sappiano offrire a questi giovani un riconoscimento sociale differente da quello fornito dalla mafia.










