Il caso sulla morte di Luca Canfora, noto costumista cinematografico, prende una piega inquietante, la Procura di Napoli ha iscritto un indagato, un collaboratore della troupe di Parthenope, l’ultimo film del premio Oscar Paolo Sorrentino, con l’accusa di false dichiarazioni al pubblico ministero. È una svolta che riapre ufficialmente il fascicolo e cambia lo scenario, da incidente tragico o gesto volontario a possibili depistaggi o omissioni di chi era sul set in quelle ore concitate. Tutto questo avviene a più di due anni dal tragico 1° settembre 2023, giorno in cui la vicenda aveva scosso il mondo del cinema.
Un caso che si complica
Ciò che sembrava un caso chiuso e lineare si è complicato, tra incongruenze tecniche e le proteste decise della famiglia di Luca Canfora. Il corpo del 51enne costumista, noto per la sua carriera tra grandi produzioni italiane e Hollywood, era stato trovato da alcuni canoisti nelle acque limpide di Capri, proprio sotto la scogliera dei Giardini di Augusto. La parete di roccia, alta circa cento metri, sovrasta il punto in cui il cadavere è stato recuperato, e fin dall’inizio l’indagine aveva ipotizzato una caduta dal belvedere.
Telecamere al centro dell’indagine
Sarebbero emerse discrepanze ritenute insanabili tra ciò che le telecamere dei Giardini di Augusto mostrano e quanto raccontato da un collaboratore del set. La nuova indagine si concentra proprio sui sistemi di videosorveglianza dell’area, con gli inquirenti che hanno analizzato i filmati e li hanno confrontati con le dichiarazioni dei membri della troupe nei giorni subito dopo il ritrovamento.
Probabile versione falsa dei fatti
I magistrati hanno ipotizzato una volontà chiara di dare una versione falsa dei fatti, perché le divergenze emerse non sembrerebbero semplici errori o sfumature dovuti allo shock del momento. Resta da capire se l’indagato abbia cercato di coprire responsabilità altrui, omissioni nella sicurezza sul lavoro, o se dietro quelle dichiarazioni si nasconda una dinamica della morte completamente diversa da quella finora ipotizzata.
Dubbi sulla dinamica della caduta
La mancanza di certe fratture e la posizione in cui è stato trovato il corpo hanno fatto nascere il sospetto che Luca Canfora possa essere caduto da un’altezza minore, o che la sua morte sia avvenuta in circostanze diverse da quelle del belvedere dei Giardini di Augusto. Fin dal principio, i familiari hanno rifiutato l’ipotesi del suicidio e, tramite esposti e consulenze, hanno evidenziato come le condizioni del cadavere non sembrassero compatibili con una caduta di cento metri.
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Finzione e realtà
Oggi quella coincidenza viene letta in modo diverso, è possibile che la finzione cinematografica sia stata usata come “copertura” per nascondere una realtà diversa? Ironia della sorte, la troupe stava girando proprio in quei giorni una scena che prevedeva il suicidio di un personaggio. All’inizio, questa coincidenza aveva spinto gli investigatori a pensare a un momento di confusione o a forte stress emotivo del costumista.
La ricerca della verità
L’obiettivo è capire con certezza se il corpo di Luca Canfora sia davvero precipitato dal punto indicato dalle prime testimonianze o se sia stato spostato in un secondo momento. L’iscrizione del collaboratore nel registro degli indagati è solo l’inizio di una nuova fase investigativa, con ulteriori accertamenti medico-legali e perizie biomeccaniche disposti dalla Procura per ricostruire la traiettoria di un’eventuale caduta. Le prossime settimane saranno decisive per capire se le “false dichiarazioni” siano state un maldestro tentativo di evitare problemi burocratici per la produzione, o se invece nascondano qualcosa di più oscuro. Il mondo del cinema, ancora scosso dalla perdita di Luca Canfora, segue con il fiato sospeso l’evoluzione dell’inchiesta. Canfora non era solo un tecnico, ma un artista capace di vestire i sogni dei più grandi registi contemporanei. La sua fine, avvenuta nel cuore della bellezza di Capri, merita una verità all’altezza della sua dignità professionale.
Lucia Pia Mandara










