Human Rights Watch (HRW) ha accusato l’esercito israeliano di aver utilizzato illegalmente munizioni al fosforo bianco su quartieri residenziali nel sud del Libano. Secondo il rapporto pubblicato il 9 marzo, l’incidente è avvenuto il 3 marzo 2026 nel villaggio di Yohmor, durante la ripresa delle ostilità tra Israele e Hezbollah.
L’organizzazione ha verificato e geolocalizzato otto immagini che mostrano munizioni sparate dall’artiglieria esplodere in aria sopra zone abitate. Le esplosioni, compatibili con proiettili da 155 mm della serie M825 contenenti fosforo bianco, hanno provocato incendi in almeno due abitazioni e un’automobile. Operatori della protezione civile libanese sono intervenuti per spegnere le fiamme.
“Foto verificata e geolocalizzata da Human Rights Watch: munizioni al fosforo bianco in esplosione aerea (airburst) sopra il quartiere residenziale di Yohmor, sud del Libano, 3 marzo 2026
«L’uso illegale di fosforo bianco da parte dell’esercito israeliano su aree residenziali è estremamente allarmante e avrà conseguenze disastrose per i civili: gli effetti incendiari del fosforo bianco possono causare morte o ferite gravi che provocano sofferenze permanenti»
— Ramzi Kaiss, ricercatore Human Rights Watch per il Libano

Il fosforo bianco è una sostanza che si infiamma spontaneamente a contatto con l’ossigeno, raggiungendo temperature superiori agli 800-1000 °C. Brucia intensamente, produce fumo denso e può causare ustioni profonde che continuano a bruciare anche dopo il contatto iniziale, penetrando nei tessuti e causando dolore estremo e danni irreversibili. Sebbene non sia classificato come arma chimica dalla Convenzione sulle armi chimiche, il suo impiego come arma incendiaria in zone popolate civili viola il diritto internazionale umanitario, in particolare il Protocollo III della Convenzione sulle armi convenzionali del 1980, che Israele non ha ratificato, ma che norme consuetudinarie considerano vincolante. Il principio cardine è l’obbligo di prendere tutte le precauzioni possibili per evitare danni sproporzionati ai civili.
Tiro sotto assedio, il disegno sulla buffer zone
Dall’alba del 2 marzo, quando questa nuova ondata di attacchi è cominciata, i media locali hanno contato centinaia di bombardamenti nelle prime 72 ore. Tiro, importante snodo sulla costa libanese meridionale, è finita nel mirino con attacchi violentissimi e senza preavviso. Colpito anche l’ippodromo romano, importantissimo sito archeologico del II secolo d.C. e patrimonio dell’umanità UNESCO.
Israele ha emesso ordini di evacuazione completa per tutte le aree a sud del fiume Litani, tutti i sobborghi meridionali di Beirut e sei interi villaggi nella Bekaa, sfollando di fatto con la forza oltre 800mila civili libanesi. Human Rights Watch avverte che la natura estrema di questi ordini di sfollamento solleva preoccupazioni sul fatto che il loro scopo principale non sia proteggere i civili, ma diffondere terrore e panico, aumentando il rischio di commettere un crimine di guerra.
Le incursioni terrestri israeliane più significative si sono verificate nelle città di confine di Aita al-Shaab, Yaroun e Kfar Kila, dopo che l’esercito libanese si era ritirato da oltre 50 posti di confine.

Beirut, il drone sui rifugiati
“Un drone israeliano ha attaccato un’auto sul lungomare di Ramlet el-Baida, e l’esplosione ha ucciso otto rifugiati e ferito 31 persone che dormivano nelle tende allestite lungo la banchina.”Era una zona dove, dall’inizio della guerra, si erano rifugiati migliaia di sfollati che dormivano per strada o nei veicoli dopo essere stati evacuati dal sud. Israele ha colpito una zona considerata sicura; lo stesso schema già visto a Gaza, ripetuto adesso a Beirut.
Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz non ha lasciato spazio all’ambiguità: ha minacciato esplicitamente di “prendere territorio libanese” se Hezbollah non cesserà gli attacchi, dicendo che lo farà “da solo”. Una dichiarazione che suona più come un annuncio che come un avvertimento.
Il bilancio al 12 marzo
I numeri sono destinati a crescere di ora in ora. Al 12 marzo il bilancio è di 687 morti, di cui 98 minori e 52 donne, secondo il ministro dell’Informazione Paul Marcos. Oltre 1.600 i feriti. Tra le vittime anche un volontario della Croce Rossa libanese, Youssef Assaf, ucciso nella città di Tiro mentre svolgeva attività umanitarie, una morte che ha scatenato le proteste del governo e delle organizzazioni internazionali.
Più di 800mila sfollati sono stati registrati in tutto il paese. Di questi, oltre 126mila si trovano in rifugi collettivi sovraffollati, con servizi igienici inadeguati e forniture essenziali insufficienti. Trecentomila persone dormono in auto, per strada o a casa di amici e parenti. Tom Fletcher, responsabile degli aiuti umanitari dell’ONU, ha avvertito il Consiglio di Sicurezza che il Libano sta affrontando «un momento di grave pericolo» e che «lo sfollamento di massa sta accelerando il suo ritmo».
Una postazione UNIFIL a Qauzah, nel distretto di Bint Jbeil, è stata colpita e alcuni soldati ghanesi sono rimasti feriti. Netanyahu ha inoltre fortemente spinto perché la missione non venga rinnovata: alla fine del 2026 i 10mila caschi blu dovranno lasciare il Libano.
Non è la prima volta che Human Rights Watch documenta l’uso di fosforo bianco da parte israeliana in Libano: tra ottobre 2023 e maggio 2024 erano stati registrati casi in almeno 17 municipalità al confine sud, con incendi su terreni agricoli, olivi e infrastrutture civili. Israele non ha commentato direttamente il rapporto del 9 marzo. In passato, le autorità israeliane hanno sostenuto che il fosforo bianco viene impiegato solo per scopi leciti, come la creazione di schermi di fumo, e non come arma contro i civili.
Human Rights Watch ha chiesto a Israele di cessare immediatamente l’uso di munizioni al fosforo bianco in aree popolate e ha invitato i paesi fornitori di armi a sospendere i trasferimenti che potrebbero essere usati in violazioni del diritto umanitario. Nel frattempo, Tiro brucia, il lungomare di Beirut è diventato un bersaglio, il sud del Libano si svuota, e la buffer zone prende forma nel silenzio della comunità internazionale.
da Amman, Giordania
Ciro Scuotto










