Quanti vecchi cellulari sono dimenticati nei cassetti di casa? Smartphone che non usiamo più, modelli superati, telefoni conservati “per sicurezza”.
Oggetti piccoli, quasi invisibili nella quotidianità. Ma che, se recuperati, possono diventare una risorsa preziosa per l’ambiente.

Da questa idea nasce la nuova campagna di raccolta dei cellulari usati avviata a Gragnano, promossa dal programma Jane Goodall Institute Italia attraverso il progetto Roots & Shoots, con la collaborazione del Comune di Gragnano e del Museo della Biodiversità di Gragnano.
Protagonisti dell’iniziativa sono gli studenti dell’Istituto Don Milani di Gragnano, che hanno deciso di trasformare una semplice domanda in un progetto concreto: recuperare i telefoni inutilizzati per sensibilizzare la comunità sul valore del riciclo e sulla tutela delle risorse naturali.
Nei telefoni sono presenti metalli e materiali preziosi
Il percorso è stato guidato dalla docente referente Nilde Cuomo, con il supporto di Mariada Muciaccia, coordinatrice del programma Roots & Shoots. Gli studenti hanno lavorato insieme osservando il problema, confrontandosi e progettando una campagna di comunicazione rivolta soprattutto ai loro coetanei.
Il risultato è anche un video realizzato dagli stessi ragazzi, pensato per coinvolgere altri giovani nella raccolta dei cellulari usati e spiegare perché questi piccoli oggetti possono avere un impatto importante sull’ambiente. Nei telefoni, infatti, sono presenti metalli e materiali preziosi che, se recuperati, possono essere riutilizzati riducendo lo sfruttamento di nuove risorse naturali.

L’obiettivo degli studenti è chiaro: trasformare un gesto semplice – portare un vecchio telefono alla raccolta – in un segnale concreto di attenzione verso il pianeta. Il progetto culminerà il 22 maggio, in occasione della Giornata Mondiale della Biodiversità, quando i ragazzi sperano di condividere i risultati della raccolta con l’intera comunità scolastica.
Una piccola iniziativa, nata tra i banchi di scuola. Ma anche la dimostrazione che spesso il cambiamento comincia proprio così: da una domanda semplice, da un gruppo di studenti e da un oggetto dimenticato in fondo a un cassetto.









