In tutta l’Italia mancano in totale più di 5.700 medici di famiglia e sempre più cittadini faticano a trovarne uno, soprattutto nelle regioni più popolose. L’allarme arriva da un’analisi della Fondazione Gmbe, che ha analizzato dinamiche e criticità normative che regolano l’inserimento dei medici di medicina generale nel Sistema sanitario nazionale, stimando l’entità della loro carenza, in 18 regioni, al primo gennaio 2025.
Tra le regioni più carenti c’è la Campania, dove mancano 643 medici all’appello. Tra il 2019 e il 2024, il numero è diminuito di ben 5.197 in tutto il nostro Paese. “Una riduzione che si colloca in un contesto demografico dove la popolazione invecchia e aumentano i bisogni clinico-assistenziali”, scrive nel rapporto la Fondazione Gimbe.
Campania maglia nera: mancano 643 medici
“Nel 2025 gli over 65 erano quasi 14,6 milioni, di cui oltre la metà affetti da due o più malattie croniche”. Come detto, tra le regioni più critiche figura la Campania con quasi 650 medici mancanti, ma l’emergenza riguarda quasi tutte le grandi regioni.
La mappa della carenza in Italia
In Lombardia servirebbero altri 1.540 professionisti, in Veneto 747, in Emilia Romagna 502, in Piemonte 463, in Toscana 394 e in Lazio 358. Le regioni virtuose sono invece la Basilicata, il Molise e la Sicilia, dove il rapporto Gimbe non ha rilevato carenze.
Cartabellotta (Gimbe): “Programmazione inadeguata”
Si tratta di un “problema ormai diffuso in tutte le regioni e affonda le radici in una programmazione inadeguata”, ha dichiarato il presidente della Fondazione Nino Cartabellotta. Una programmazione “che per anni non ha garantito il necessario ricambio generazionale rispetto ai pensionamenti attesi. Inoltre, negli ultimi anni questa professione ha perso attrattività e oggi sempre più cittadini faticano a trovare un medico di famiglia vicino a casa, con disagi crescenti e potenziali rischi per la salute, soprattutto per le persone anziane e per i pazienti fragili”.
Ogni cittadino iscritto al Servizio Sanitario Nazionale ha diritto a un medico di famiglia, che rappresenta il principale punto di accesso ai servizi e alle prestazioni inclusi nel cosiddetti Lea, i Livelli essenziali di assistenza. Il medico di base non è un dipendente del Ssn, ma lavora in convenzione con le Asl. Il suo rapporto di lavoro è regolato dall’Accordo collettivo nazionale, dagli Accordi integrativi regionali e dagli Accordi attuativi aziendali, definiti a livello di singola Asl.
Cartabellotta ha spiegato che “è possibile solo stimare la media regionale delle carenze, perché il fabbisogno reale di medici di base viene definito dalle singole Asl nei rispettivi ambiti territoriali. Inoltre, i 21 differenti Accordi Integrativi Regionali possono modificare il numero massimo di assistiti, con il rischio di sovra, o sotto, stimare il reale fabbisogno di medici di medicina generale nelle singole realtà territoriali”.
Il nodo dei pensionamenti tra il 2025 e il 2028
Secondo i dati forniti dalla Federazione Italiana dei Medici di Medicina Generale (Fimmg), tra il 2025 e il 2028 ben 8.180 medici hanno raggiunto o raggiungeranno il limite di età pensionabile, fissato a 70 anni salvo deroghe. Il numero di pensionamenti varia da regione a Regione. Si passa dai 10 della Valle d’Aosta ai 1.147 della Campania.










