Momenti di paura a Castellammare di Stabia, dove tre ragazzini sono saliti sul tetto dell’ex complesso delle Nuove Terme, trasformando un’area già in stato di abbandono in un palcoscenico per un gesto tanto pericoloso quanto irresponsabile.
La scena è stata ripresa in un video che sta circolando nelle ultime ore: i giovanissimi, a decine di metri d’altezza, spingono nel vuoto alcune lettere della storica insegna “Terme di Stabia”. Tra queste anche la “A”, precipitata da circa 50 metri. Un gesto compiuto tra risate e incoscienza, che avrebbe potuto avere conseguenze gravissime.

L’episodio riaccende i riflettori su un’area simbolo del degrado cittadino. Il cantiere per la demolizione dello stabilimento e la realizzazione del nuovo ospedale, inaugurato lo scorso ottobre alla presenza del presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, risulta infatti fermo da mesi. Dopo un avvio annunciato con tempi serrati, i lavori si sono interrotti quasi subito, lasciando spazio a incuria e atti vandalici.
Secondo quanto emerso, il progetto – finanziato con fondi europei per oltre 180 milioni di euro – avrebbe dovuto segnare una svolta per la sanità del territorio, con la costruzione di una nuova struttura ospedaliera entro il 2029. Tuttavia, ad oggi, l’area appare abbandonata, priva di controlli e facilmente accessibile.
La totale assenza di sicurezza
Il video diffuso nelle scorse ore – rilanciato anche dal deputato Francesco Emilio Borrelli – documenta non solo l’atto vandalico, ma soprattutto un problema più ampio: la totale assenza di sicurezza in un cantiere che dovrebbe essere interdetto.
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Restano da chiarire le ragioni dello stop ai lavori, ufficialmente mai spiegate. Tra le ipotesi, anche criticità tecniche che avrebbero reso necessario rivedere il piano di demolizione.
Nel frattempo, l’ex complesso delle Terme continua a essere un “vuoto urbano”, esposto al rischio di nuovi episodi simili. Quello di oggi, fortunatamente, non si è trasformato in tragedia. Ma il confine è stato, ancora una volta, pericolosamente vicino.









