Rifiuti tessili, la Campania rincorre l’Italia: Benevento al top, Napoli città arranca

I dati della campagna Facciamo secco il sacco: la crescita regionale è del 54% in quattro anni, ma pesano le difformità tra i comuni e l'ombra della ecocriminalità.

In occasione della Giornata mondiale del Riciclo, Legambiente Campania ha presentato il dossier Tessili, la vita oltre l’armadio, parte integrante della campagna di sensibilizzazione Facciamo secco il sacco. I dati mostrano una Campania in movimento: dal 2020 al 2024 la raccolta differenziata dei tessili è cresciuta del 54,1%, passando da 10.704 a 16.496 tonnellate.

Tuttavia, il confronto con il resto del Paese vede la regione ancora all’inseguimento. Se la media nazionale si attesta sui 3,1 kg per abitante, la Campania si ferma a 2,95 kg/abitante, superando comunque la media del Sud Italia (2,76 kg/abitante).

La classifica delle province: Benevento è la più virtuosa

Analizzando la capacità di intercettazione dei rifiuti tessili, cioè capi, biancheria, accessori, emerge una mappa variegata. Napoli detiene il primato per volumi assoluti (oltre il 52% del totale regionale), ma è la provincia di Benevento a guidare la classifica per efficienza pro capite.

I comuni “top” e quelli “flop”

Tra i centri con più di 50.000 abitanti, spiccano le performance straordinarie di Casoria (15,9 kg/abitante) e Portici (13,7 kg/abitante). Al contrario, risultano estremamente bassi i dati di Castellammare di Stabia (0,04 kg) e Torre del Greco (0,4 kg). Destano preoccupazione i dati del Comune di Napoli, che con appena 1,5 kg/abitante raccoglie circa la metà della media regionale.

L’allarme: 135mila tonnellate bruciate ad Acerra

Il vero nodo critico è ciò che finisce ancora nel sacco dell’indifferenziato. Secondo le stime del dossier, nel 2024 oltre 135.000 tonnellate di rifiuti tessili sono finite nell’inceneritore di Acerra, mentre il totale di materiali tessili dispersi nel secco residuo supera le 155.000 tonnellate.

Le parole di Mariateresa Imparato (Legambiente)

La presidente di Legambiente Campania, Mariateresa Imparato, ha sottolineato l’urgenza di un cambio di passo sia politico che industriale:

I dati mostrano una crescita della raccolta, ma anche criticità ancora aperte su qualità, tracciabilità e sbocchi. Per questo è fondamentale agire a monte, riducendo la montagna dei rifiuti tessili attraverso eco-design, durabilità e una reale responsabilità dei produttori lungo tutta la filiera. È sul terreno locale che si misura la credibilità della transizione: chiediamo alla Regione attraverso gli enti d’ambito di sostenere con decisione i Comuni per migliorare la valorizzazione degli scarti tessili con attività di sensibilizzazione e comunicazione ambientale, perché la qualità della raccolta dipende dalla chiarezza delle regole, dalla fiducia nel sistema e dalla consapevolezza delle persone”.

Il rischio infiltrazioni

“Accanto al lavoro dei territori serve però un tassello imprescindibile: investire in impianti moderni e trasparenti, capaci di trattare i tessili in modo sicuro e tracciato. Senza un’impiantistica adeguata non si vince la sfida della sostenibilità e si lascia spazio agli ecocriminali che sfruttano le falle del sistema, con danni ambientali e rischi per la salute delle cittadine e dei cittadini, in Campania e nei Paesi dove i rifiuti finiscono illegalmente. Solo filiera, controlli e impianti insieme possono costruire un modello davvero circolare e legale.”

Tracciabilità e tipologia di rifiuto

L’analisi dell’Arpac evidenzia un leggero spostamento nella composizione dei rifiuti raccolti nel 2024. Il 68,1% abbigliamento e il 31,9% prodotti tessili. Questa distinzione è fondamentale per le filiere del riuso e del riciclo, poiché le due categorie presentano rese e sbocchi commerciali differenti. La sfida per i prossimi anni sarà sottrarre sempre più materiale alle aree grigie tra “usato” e “rifiuto”, dove spesso si inseriscono interessi della criminalità organizzata.

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