Stangata benzina, il gasolio vola anche in Campania: superata la soglia psicologica di 2,1 euro

Prezzi alle stelle sulla rete stradale: la denuncia dell'Unc basata sui dati Mimit. Ecco quanto costa un pieno e perché il petrolio continua a salire a livello mondiale.

Il rifornimento è ormai diventato un incubo per gli automobilisti anche in Campania. Secondo le ultime rilevazioni dell’Unione Nazionale Consumatori (Unc), basate sui prezzi medi regionali pubblicati dal Mimit, la regione è tra quelle che hanno ufficialmente sfondato la soglia critica dei 2,1 euro al litro per il gasolio in modalità self.

Un aumento che pesa enormemente sulle tasche dei pendolari e degli autotrasportatori campani, inserendo il territorio in una sorta di black list che comprende ormai gran parte d’Italia e del mondo. L’impennata dei prezzi infatti, non è un fenomeno isolato, ma riflette una quadro internazionale estremamente teso.

Il quadro internazionale: perché il petrolio non scende?

Le tensioni nelle rotte commerciali del Mar Rosso e del Medio Oriente continuano a gonfiare i costi di assicurazione e trasporto del greggio, e i primi a pagarne sono proprio i consumatori. A ciò si aggiungono le rigide quote di estrazione per sostenere i prezzi da parte dei Paesi esportatori di petrolio (Opec) e la transizione energetica che ha rallentato gli investimenti in nuove raffinerie in Europa.

Non si tratta più solo di picchi isolati in autostrada, ma di un rincaro strutturale che sta colpendo l’intera rete stradale.

I numeri della stangata: la media nazionale sale a 2,105 euro

Secondo l’analisi dell’Unc, oggi, mercoledì 18 marzo, si arriva una media regionale di 2,105 euro contro i 2,090 di ieri. Le regioni oltre la soglia, oltre alla Campania, sono la Basilicata, la Calabria, l’Emilia Romagna, la Liguria, la Lombardia, il Piemonte, la Puglia e il Veneto. La Liguria segna l’aumento più pesante: +2 centesimi in un solo giorno. Vale a dire 1 euro di spesa extra per un pieno da 50 litri.

L’attacco dell’Unc: “Il governo preferisce incassare”

Massilimiliano Dona, presidente dell’Unione nazionale consumatori, ha fortemente criticato le scelte del Ministero delle Imprese e del Made In Italy, oltre che dell’intero esecutivo: “Visto che Meloni ha dichiarato che avrebbe ridotto le accise nel caso di aumenti dei prezzi in modo stabile, vorremmo dirle che anche oggi sono stabilmente aumentati”. 

E ancora: “Apprezziamo che il ministro Salvini abbia scavalcato il dormiente ministro Urso convocando le compagnie petrolifere al suo posto. Ma non basta”. Nel mirino, ancora una volta le accise: “Il governo avrebbe dovuto ridurle 10 giorni fa, invece preferisce incassare milioni di euro un più al giorno”. 

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