Trapianto Napoli, la dg Iervolino: “Io, tradita dal primario Oppido. Non mi dimetto”

Scontro aperto ai vertici dell'Azienda ospedaliera dei Colli dopo il dramma del trapianto al piccolo Domenico. Ancora sospese le attività, Roberto Fico: "Quadro preoccupante".

A pochi giorni dalla decisione del presidente della Regione Campania Roberto Fico di continuare a sospendere i trapianti pediatrici fino a che non saranno ripristinate le condizioni di sicurezza, Anna Iervolino, direttrice generale dell’Azienda Ospedaliera dei Colli (che comprende Monaldi, Cto e Cotugno) prende posizione pubblicamente. Intervistata dai principali quotidiani, la dg respinge con fermezza l’ipotesi di fare un passo indietro.

Dimettermi? Non credo di doverlo fare. Sarebbe un atto inutile e deresponsabilizzante. Le eventuali responsabilità, penali e civili, sono personali e spetta alla magistratura individuarle sul piano giuridico. Sul piano gestionale e organizzativo ho sempre ponderato le decisioni più opportune, cercando di bilanciare ogni atto tra la salvaguardia dei pazienti e l’interesse collettivo”. 

La direttrice dichiara apertamente di sentirsi “tradita” dal primario Guido Oppido, che il 23 dicembre 2025 ha trapiantato sul piccolo Domenico Caliendo un cuore compromesso dal ghiaccio secco durante il trasporto da Bolzano.

La ricostruzione dei fatti: “Cuore congelato nero su bianco l’8 gennaio”

Anna Iervolino racconta di aver avuto la piena consapevolezza dell’accaduto in ritardo rispetto all’intervento: “Ho convocato la prima riunione urgente il 30 dicembre. Il giorno dopo ho chiesto al primario Guido Oppido una relazione completa anche della ricostruzione dell’équipe che era stata a Bolzano per l’espianto. Ci è arrivata, protocollata, l’8 gennaio. In quel documento, per la prima volta, si parlava nero su bianco non di un generico problema con il ghiaccio, ma di cuore congelato”. 

La dg spiega ancora di aver messo a fuoco “progressivamente” l’operazione fallita  e la morte del piccolo Domenico. “I primi giorni, in base alle notizie ricevute, simili a tante altre relative a trapianti difficili ma che poi si risolvono nel migliore dei modi, ero preoccupata ma speranzosa. Poi ho avuto progressivamente contezza della gravità dell’accaduto. Non ci ho dormito la notte per la partecipazione anche emotiva al dramma che si profilava per il piccolo e i suoi genitori. Ho la coscienza di aver fatto ogni scelta con responsabilità, ponderazione, attenzione massima e spirito di servizio, sia prima di questo dramma sia durante queste sofferte settimane”. 

La decisione della Regione Campania: l’ispezione e ancora stop ai trapianti

Le parole di Anna Iervolino arrivano poco dopo l’intervento della Regione Campania. Il presidente Roberto Fico ha definito il contesto emerso un “quadro preoccupante” ed ha disposto una serie di misure restrittive, oltre che una nuova ispezione straordinaria al Monaldi di Napoli.

L’istruttoria condotta nelle scorse settimane dalla Direzione Generale per la Tutela della Salute ha accertato un quadro di criticità più grave di quanto inizialmente emerso”, si legge in una nota. “Protocolli di trasporto e conservazione degli organi non aggiornati, mancato utilizzo di dispositivi di conservazione disponibili in Azienda, formazione del personale inadeguata, un clima relazionale interno gravemente deteriorato e preesistente all’evento del 23 dicembre 2025″. E ancora, “significativi ritardi nelle comunicazioni alle autorità sanitarie regionali e nazionali”.

La decisione della Regione Campania: l’ispezione e ancora stop ai trapianti

Tutti questi elementi, per Fico, configurano una “problematicità organizzativa sistemica preesistente”. Da qui la decisione di riattivare il Servizio Ispettivo Sanitario regionale previsto dalla legge regionale 20/2015, dando mandato di condurre un’ispezione straordinaria sull’Aorn dei Colli.

Gli esperti della Regione saranno affiancati anche da professionalità esterne dalla Dg della Salute, e sono chiamati a verificare l’organizzazione e l’operato dell’azienda, con l’obiettivo di “accertate se le condizioni che hanno reso possibile il tragico evento fossero note o conoscibili e siano state poi adottate le misure necessarie più opportune”. 

Le condizioni per la ripresa dei trapianti pediatrici

Il programma di trapianto cardiaco pediatrico al Monaldi resta dunque fermo, e non riprenderà “fino a quanto non saranno integralmente ricostituite le condizioni di sicurezza necessarie”. 

La struttura era ferma già da settimane dopo la decisione della dirigenza dell’azienda sanitaria. Ma sarà garantita la continuità assistenziale per i pazienti in lista di attesa attraverso la convenzione con l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma.

Le condizioni per la ripresa dei trapianti pediatrici

I trapianti pediatrici potranno ricominciare solo dopo che saranno realizzati interventi strutturali: “L’attivazione di un’area di degenza e di un blocco operatorio specificamente dedicati alla cardiochirurgia pediatrica, il reclutamento di cardiochirurgi con documentata esperienza pediatrica, l’adozione e la formalizzazione di protocolli aggiornati per il trasporto e la conservazione degli organi conformi alle più recenti evidenze scientifiche, l’adeguamento dello svolgimento dei programmi formativi del personale e il rafforzamento dell’integrazione operativa tra le unità coinvolte nel percorso assistenziale”. 

La realizzazione di ognuno di questi interventi sarà monitorata dalla struttura ispettiva regionale, prima che venga autorizzata la ripresa delle operazioni.

Il trasferimento del Centro Regionale Trapianti

Il Centro Regionale Trapianti, che è una struttura di coordinamento dell’attività trapiantologica, ed è collocata attualmente proprio nell’Azienda ospedaliera dei Colli, sarà trasferito negli Uffici della Regione, “al fine di garantirne un più stretto ed efficace coordinamento con le strutture regionali competenti”. 

Inoltre, Roberto Fico ha disposto “una verifica complessiva dell’organizzazione della rete dei trapianti in Campania, accertando l’adeguatezza dei protocolli, delle risorse professionali, dei flussi informativi e dei sistemi di sicurezza in ciascun centro”.

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