Napoli, aumentano i casi di epatite A: rafforzati i controlli sui molluschi

A Napoli si registra un incremento significativo dei casi di epatite A, con 133 contagi dall’inizio dell’anno aggiornati al 18 marzo. Di questi, 43 pazienti sono stati ricoverati presso l’ospedale Cotugno, struttura di riferimento per le malattie infettive.

L’aumento dei contagi è stato rilevato nelle ultime settimane e riguarda in particolare alcune aree del capoluogo campano. La situazione è costantemente monitorata dalle autorità sanitarie, impegnate nel controllo dell’evoluzione del fenomeno.

I pazienti attualmente in cura al Cotugno presentano condizioni differenti. Alcuni necessitano di ricovero ospedaliero e trattamenti specifici, mentre altri mostrano un decorso più lieve della malattia.

Alla luce dell’incremento dei casi, la Regione Campania ha disposto un rafforzamento delle attività di controllo lungo l’intera filiera dei molluschi bivalvi e delle azioni di prevenzione sanitaria.

L’intervento coinvolge i Dipartimenti di Prevenzione delle ASL, l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno e la rete tecnico-scientifica coordinata dalla Direzione Generale per la Tutela della Salute – Settore Prevenzione Collettiva e Sanità Pubblica e Veterinaria.

L’epatite A è una malattia infettiva del fegato causata dal virus HAV, che si trasmette per via oro-fecale, attraverso l’ingestione di cibi contaminati, acqua non sicura o tramite contatto diretto con una persona infetta.

Il virus può essere trasmesso anche prima della comparsa dei sintomi, essendo presente nelle feci già 7-10 giorni prima dell’esordio clinico. Il periodo di incubazione varia generalmente tra 15 e 50 giorni.

I sintomi più comuni includono febbre, malessere, nausea, dolori addominali, urine scure e ittero. Nei bambini l’infezione può manifestarsi anche senza sintomi evidenti.

Secondo quanto ricordato dalla Regione Campania, un ruolo rilevante nella trasmissione alimentare può essere svolto da cibi consumati crudi o poco cotti, in particolare i molluschi bivalvi.

Altri possibili veicoli di contagio sono acqua contaminata, frutta, verdura e frutti di bosco. Per questo motivo viene raccomandato di evitare il consumo di molluschi crudi o appena scottati.

È inoltre importante acquistare solo da rivenditori autorizzati, verificando etichettatura, provenienza e corrette modalità di conservazione, evitando prodotti di dubbia origine o venduti fuori dai canali ufficiali.

Per quanto riguarda i frutti di bosco, quelli freschi devono essere lavati accuratamente sotto acqua corrente prima del consumo. I prodotti congelati o surgelati devono invece essere consumati solo dopo cottura, con ebollizione a 100 gradi per almeno due minuti.

Tra le principali norme di igiene personale:

  • lavare accuratamente le mani con acqua e sapone per almeno 20 secondi prima di cucinare, mangiare o dopo l’uso del bagno;
  • separare alimenti crudi e cotti, utilizzando utensili diversi o lavandoli accuratamente;
  • pulire e sanificare superfici, coltelli e lavelli dopo la manipolazione di cibi crudi;
  • lavare bene frutta e verdura da consumare crude;
  • bere solo acqua sicura, evitando fonti non controllate;
  • non preparare cibo per altri in presenza di sintomi gastrointestinali o compatibili con epatite.

La vaccinazione rappresenta la misura più efficace per la prevenzione dell’epatite A. È fondamentale che chi è stato a stretto contatto con un caso confermato si rivolga al proprio medico o ai Servizi di Prevenzione della ASL.

Si raccomanda inoltre di consultare un medico in presenza di sintomi come nausea persistente, stanchezza intensa, dolore addominale, urine scure, feci chiare o colorazione gialla della pelle e degli occhi.

Nella maggior parte dei casi la guarigione è completa, ma il decorso può risultare più complesso negli adulti anziani e nelle persone con patologie epatiche preesistenti.

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