C’è una svolta sulle indagini dell’incendio che ha colpito l’ufficio del Giudice di Pace di Marano, lo scorso 24 febbraio. Un uomo di trentadue anni è finito in manette con l’accusa di aver appiccato il fuoco nei locali posti sotto sequestro dal Ministero per carenze nel sistema antincendio e nella sicurezza.
L’uomo, residente a Giugliano in Campania, è destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, eseguita dalla Guardia di Finanza di Napoli ed emessa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli Nord.
Le telecamere di videosorveglianza
Ad incastrarlo sono state le immagini delle telecamere di videosorveglianza, situate nei pressi degli uffici del Giudice di Pace. I filmati hanno ripreso la scena tra l’1:50 e le 2:40 di quella notte, permettendo ai finanzieri di ricostruire l’intera dinamica del reato. Dalle immagini si vedono due persone, entrambe a volto coperto, arrampicarsi su un lato dell’edificio e raggiungere una delle finestre del primo piano.

Dopo aver infranto il vetro, hanno versato all’interno un liquido contenuto in una tanica ed hanno appiccato il fuoco, che si è propagato immediatamente. Grazie ad ulteriori telecamere lungo le strade cittadine, gli investigatori hanno potuto tracciare l’intero tragitto percorso di fuga compiuto dai due complici a bordo di un’auto dopo aver innescato il rogo.
Perquisizione e prove decisive nell’abitazione dell’indagato
Su ordine della Procura di Napoli Nord, i finanzieri hanno successivamente eseguito una perquisizione nell’abitazione dell’indagato. All’interno sono stati trovati e sequestrati capi di abbigliamento compatibili con quelli indossati la notte dell’incendio. Inoltre, nel portabagagli dell’auto è stata rinvenuta una tanica identica per forma, colore e dimensioni, a quella usata per trasportare il liquido.
Il locale era sotto sequestro
Come detto, il fatto risale a martedì 24 febbraio. Le fiamme interessarono alcuni locali già sottoposti a sequestro preventivo nel 2025, nei quali era conservata documentazione relativa a procedimenti civili. Continuano le indagini per incastrare anche l’altro complice.










