Resta in carcere Gemma Donnarumma, moglie del boss della camorra di Torre Annunziata Valentino Gionta, al centro di un caso che sta alimentando un confronto sempre più acceso tra difesa e magistratura.
Al nodo giudiziario si affianca quello sanitario: una consulenza tecnica ha infatti certificato l’incompatibilità delle condizioni di salute della donna con il regime detentivo ordinario.

Donnarumma, quasi 72 anni, era stata arrestata nel luglio 2025 nell’ambito di un’operazione contro il clan Gionta. Sin dall’inizio, la strategia difensiva si è concentrata non tanto sugli aspetti processuali, quanto sulle condizioni cliniche dell’indagata. I legali, Antonio Iorio e Andrea Ciunzo, parlano di un quadro sanitario complesso, caratterizzato da patologie multiple e da un progressivo peggioramento.
Le relazioni mediche raccolte negli istituti penitenziari in cui la donna è stata detenuta tracciano un quadro coerente. Già ad agosto 2025, nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, venivano segnalate criticità. Nei mesi successivi, a Rebibbia, i sanitari evidenziavano difficoltà nella gestione tempestiva delle cure e un deterioramento sia fisico che psichico. Il trasferimento a Messina, ritenuto struttura idonea dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, non avrebbe modificato il decorso clinico.
Donnarumma è stata ritenuta “incompatibile con il regime detentivo ordinario”
Su richiesta della difesa, il giudice per le indagini preliminari di Napoli ha disposto una consulenza tecnica affidata al professor Giovanni Gallotta. L’esito è stato netto: Donnarumma è stata ritenuta “incompatibile con il regime detentivo ordinario”. Nonostante ciò, la misura degli arresti domiciliari non è stata concessa in un primo momento. Il giudice ha invece disposto un ricovero ospedaliero a Messina per ulteriori accertamenti.
Dopo circa dieci giorni di degenza, con diagnosi di scompenso cardiaco in un quadro già segnato da precedenti interventi, la donna è stata dimessa e riportata in carcere. Una decisione che la difesa contesta duramente, sostenendo che le condizioni attuali richiedano un’immediata misura alternativa alla detenzione.

Secondo i legali, si tratterebbe di una valutazione che non tiene adeguatamente conto del quadro clinico, mentre ribadiscono che la permanenza in carcere sarebbe influenzata anche dal peso del contesto familiare. La richiesta di arresti domiciliari è stata nuovamente presentata ed è ora al vaglio dell’autorità giudiziaria.
Il caso resta aperto e si muove su un equilibrio delicato: da un lato le esigenze della giustizia, dall’altro il diritto alla salute. La decisione attesa nei prossimi giorni rappresenterà un passaggio chiave in una vicenda che continua a far discutere.









