Si è spento a Roma, alle 16, nella clinica Quisisana, Paolo Cirino Pomicino, ex ministro e figura di primo piano della Democrazia Cristiana, tra i protagonisti della stagione politica degli anni Ottanta e dei primi anni Novanta. Aveva 86 anni. A darne notizia è stato l’esponente democristiano Gianfranco Rotondi, che ha riferito di aver parlato con la moglie Lucia poco prima dell’annuncio.

«Si, vi confermo questa dolorosa notizia, ho parlato poco fa con la signora Lucia e questa volta Paolo non c’è l’ha fatta», ha dichiarato Rotondi, ricordandolo con parole di forte partecipazione: «La sua battaglia contro i mali che lo hanno afflitto è stata un infinito inno alla vita, ci ha insegnato che la vita va amata vissuta e difesa. E’ stato un grande leader».

Le origini e la formazione

Nato a Napoli il 3 settembre 1939, Paolo Cirino Pomicino proveniva da una famiglia della media borghesia partenopea. Era il quinto di sette figli di Salvatore Cirino e Clara e crebbe nella zona di Piazza Cavour. Il contesto familiare era segnato da esperienze culturali e politiche diverse: il fratello Bruno, scomparso nel 1981, era attore teatrale e militante del Partito Comunista Italiano, noto anche per il ruolo nella serie televisiva Diario di un maestro. Il nonno materno, medico, aveva invece ricoperto il ruolo di deputato in epoca giolittiana.

Dopo la laurea in Medicina e Chirurgia e la specializzazione in Neurologia, iniziò la sua carriera professionale come assistente neurochirurgo, diventando poi aiuto neurologo presso l’ospedale Cardarelli di Napoli. Un percorso che presto si intrecciò con quello politico.

L’ascesa nella Democrazia Cristiana

L’ingresso in politica avvenne all’inizio degli anni Settanta, quando fu consigliere e assessore al Comune di Napoli. Da lì, la rapida ascesa all’interno della Democrazia Cristiana, fino all’elezione alla Camera dei deputati nel 1976, incarico che avrebbe mantenuto per più legislature, fino al 1994.

Figura centrale della corrente andreottiana, vicina a Giulio Andreotti, fu uno dei protagonisti di quella fase politica segnata anche dall’asse con Bettino Craxi e Arnaldo Forlani. Tra il 1983 e il 1987 ricoprì il ruolo di presidente della commissione Bilancio della Camera, per poi entrare nei governi nazionali come ministro.

Fu ministro della Funzione Pubblica nel governo guidato da Ciriaco De Mita tra il 1988 e il 1989 e successivamente ministro del Bilancio e della Programmazione economica nei governi Andreotti VI e VII, tra il 1989 e il 1992. In quegli anni consolidò la sua immagine di uomo chiave nei meccanismi economici e politici della Prima Repubblica.

Dopo la Prima Repubblica

Con la fine della Prima Repubblica, la carriera di Paolo Cirino Pomicino proseguì comunque in ambito istituzionale e politico. Nel 2004 venne eletto al Parlamento europeo con l’UDEUR di Clemente Mastella, mentre nel 2006 tornò alla Camera dei deputati con una lista che riuniva Democrazia Cristiana e Nuovo PSI.

Negli anni successivi ha ricoperto anche incarichi tecnici, tra cui la presidenza del Comitato tecnico-scientifico per il controllo strategico nelle amministrazioni statali tra il 2008 e il 2011. Parallelamente, ha svolto attività giornalistica e di analisi politica, collaborando con quotidiani nazionali e firmando articoli con lo pseudonimo “Geronimo”. Fino agli ultimi anni è stato presidente della Tangenziale di Napoli.

Le inchieste e i procedimenti giudiziari

Il nome di Paolo Cirino Pomicino è legato anche alle inchieste giudiziarie di Mani Pulite, che travolsero la classe politica negli anni Novanta. Il coinvolgimento risale al 1993, quando la Procura di Foggia presentò una richiesta di autorizzazione a procedere nei suoi confronti, inizialmente respinta dalla Camera. Dopo la riforma sull’immunità parlamentare, nel 1994 fu rinviato a giudizio per diverse accuse.

Nel corso degli anni ha affrontato 42 procedimenti legali, molti dei quali conclusi con proscioglimenti o prescrizioni. Tra le vicende più rilevanti, il patteggiamento per il caso Enimont, legato alla cosiddetta MaxiTangente, e una condanna per finanziamento illecito ai partiti. Un’ulteriore condanna, di entità minore, riguardò un episodio di corruzione nell’ambito dell’inchiesta sui fondi neri Eni. Nel 2011 ottenne la riabilitazione da parte del Tribunale di sorveglianza di Roma.

La vita privata

Sul piano personale, Paolo Cirino Pomicino lascia due figlie, Claudia e Ilaria. Quest’ultima ha lavorato a lungo come assistente alla regia con registi come Lina Wertmuller, Marco Tullio Giordana e Giulio Base. Nel 2014 aveva sposato Lucia Marotta con rito civile al Campidoglio, cerimonia officiata dall’allora sindaco di Roma Ignazio Marino.

Con la sua scomparsa si chiude una pagina significativa della storia politica italiana, legata a una stagione ormai consegnata alla memoria della Prima Repubblica.

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