Epatite A, pescivendoli in rivolta a Napoli: “Vendite crollate dell’80%, comunicazione sbagliata”

Scontro tra Comune e pescivendoli dopo il divieto sui frutti di mare crudi: "Si rischia di mettere in strada centinaia di famiglie".

Una domenica drammatica sotto il profilo degli incassi ha spinto circa cento pescivendoli, provenienti da tutta la provincia, a radunarsi questa mattina, lunedì 23 marzo, sotto Palazzo San Giacomo. La protesta nasce dall’ordinanza sindacale del sindaco Gaetano Manfredi e non solo, che, per contenere i contagi di Epatite A, ha vietato il consumo di frutti di mare crudi.

I commercianti chiedono chiarezza: non contestano il rischio sanitario, ma la modalità con cui è stato comunicato, scatenando un panico che ha quasi azzerato il mercato.

Le accuse alle istituzioni: “Informazione superficiale”

Secondo i portavoce della protesta, il problema è proprio un’informazione superficiale da parte dei media.

La vendita dei frutti di mare infatti, non è vietata e non è vietato neppure il consumo di questi prodotti, purché siano cotti. Così è spiegato sia dalle Asl sia dalla Regione Campania.

Non si può ridurre tutto a un divieto, senza aver stabilito la vera causa e definito i reali confini dell’aumento dei casi di epatite”, hanno dichiarato. La loro richiesta è migliorare le comunicazione delle istituzioni.

Proprio questa “mancanza” di specificazione, avrebbe causato un calo di vendite “dell’80%”. Il sindaco, come ha spiegato un portavoce, “deve capire che con questa ordinanza, accompagnata da una campagna denigratoria di stampa superficiale e da false notizie che circolano su internet, si rischia di mettere in strada centinaia di famiglie”. 

I dati del contagio e la mappa dei casi positivi

I contagi di Epatite A in Campania sono saliti sotto i 200, e sono circa 50 le persone ricoverate all’ospedale Cotugno di Napoli. Le analisi dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno hanno riscontrato ad oggi, 7 casi di cozze e 1 di ostriche positive, nella zona tra Bacoli, Varcaturo e Nisida. Le produzioni dov’è stata riscontrata questa contaminazione sono state bloccale e nei controlli successivi non sono emersi altri casi positivi.

Il rischio sociale

Nonostante questo, il calo delle vendite, come emerge dalla protesta dei pescivendoli, è risultato drastico. “Siamo rovinati, nessuno compra più niente ed è per questo che siamo qui, dopo una domenica drammatica sotto il profilo degli incassi”. 

Si parla di Epatite A e si fanno vedere le immagini delle cozze. È chiaro che così nessuno le compra più”, ha detto un altro portavoce. “Se c’è un problema bisogna individuarlo ed affrontarlo. L’incubazione, come si sa, dura settimane ed è difficile stabilire in questo tempo cosa e dove abbia mangiato la persona che poi risulta colpita dal virus. Ci aspettiamo che qualcuno ascolti le nostre istanze, altrimenti la prossima volta torneremo in piazza, portandoci anche le famiglie”. 

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