Svolta giudiziaria per le dinamiche criminali di Torre Annunziata. La Corte di Cassazione ha disposto l’annullamento con rinvio della condanna a otto anni di reclusione per associazione mafiosa a carico di Immacolata Salvatore. La moglie 46enne di Pasquale Gionta, killer ergastolano e figlio del fondatore della storica cosca dei Valentini, ha dunque lasciato il carcere ieri mattina, come effetto della decisione degli ermellini.
L’istanza, presentata dal suo legale Antonio de Martino è stata accolta sulla base dell’insussistenza delle esigenze cautelari. La donna potrà quindi affrontare a piede libero l’ultimo capitolo dell’iter processuale che la vede imputata per associazione a delinquere di stampo camorristico.
Le accuse dell’Antimafia: il ruolo nelle strategie dei Valentini
Secondo la ricostruzione della Dda, Immacolata Salvatore avrebbe ricoperto un ruolo di primo piano nella riorganizzazione del clan Gionta. Gli inquirenti le contestano non solo la gestione di un vasto traffico di stupefacenti insieme ad altri familiari del boss – tra cui il nipote omonimo Valentino Gionta e il genero Giuseppe Carpentieri – ma anche la definizione delle linee strategiche del sodalizio.
In particolare, l’accusa sostiene che la donna avrebbe partecipato attivamente alle decisioni riguardanti le azioni ritorsive contro i rivali del cosiddetto IV Sistema, gruppo criminale emergente che negli ultimi anni ha insidiato l’egemonia dei Gionta sul territorio oplontino.
L’iter giudiziario: dall’assoluzione al nuovo Appello per Immacolata Salvatore
Il percorso processuale di Immacolata Salvatore è stato caratterizzato da pareri discordanti. Prima l’assoluzione in primo grado, poi a marzo 2025 in Appello, la condanna a otto anni di carcere. Infine oggi, l’annullamento con rinvio della condanna.
In secondo grado i giudici avevano ipotizzato che la moglie di Immacolata Salvatore esercitasse ancora un’influenza diretta sulle dinamiche del gruppo, ritenendo concreto il rischio di una nuova faida di camorra. Le indagini del 2021, che portarono al suo arresto insieme ad altre 18 persone, erano nate proprio a seguito del tentato omicidio del rampollo Giuseppe Carpentieri.
In attesa del nuovo processo
Nonostante la scarcerazione, la pressione investigativa resta alta. Nelle relazioni della magistratura emerge la preoccupazione per la capacità bellica del clan Gionta, ritenuto ancora in possesso di un arsenale significativo e capace di esercitare un controllo violento sul territorio.
Immacolata Salvatore attenderà ora la data del nuovo processo d’Appello nella sua casa a Torre Annunziata. Sarà quel procedimento a stabilire definitivamente la sua posizione rispetto alle accuse di vertice nel clan Gionta.










