Presentata la VI edizione del Festival “I Miti” di Pomigliano d’Arco: teatro come rito, memoria e innovazione

È stata ufficialmente presentata presso il Gran Caffè Gambrinus di Napoli la sesta edizione del Festival “I Miti”, in programma dal 3 al 31 luglio nello spazio verde del Giardino dei Miti a Pomigliano d’Arco (via M.R. Imbriani 93). Una rassegna che, tra spettacoli serali e teatro per bambini, si conferma come uno degli appuntamenti culturali più vivaci dell’estate campana.

Un ponte tra memoria e futuro

Alla conferenza stampa sono intervenuti Totò Caprioli, fondatore e patron del festival, e il nuovo direttore artistico Francesco Maria Cordella, attore, regista e docente universitario. Cordella ha sottolineato il senso della nuova direzione artistica come rito in trasformazione:

“Il teatro è l’arte dell’impermanenza. Ogni sera si rinnova, ogni spettacolo nasce e scompare. In questo ciclo continuo si fonda il nostro rinnovamento”

Totò Caprioli ha evidenziato la continuità progettuale e la spinta all’innovazione:

“I Miti è passione e libertà creativa. Questa edizione è un ponte tra ciò che siamo stati e il futuro che vogliamo costruire.”

Il teatro come strumento di comunità

Il festival gode del patrocinio del Comune di Pomigliano d’Arco e della Regione Campania. L’Assessora regionale Lucia Fortini, pur assente per impegni istituzionali, ha inviato un messaggio di sostegno, in cui definisce il teatro come:

“strumento di conoscenza, condivisione e appartenenza, capace di unire generazioni diverse e arricchire la vita comunitaria.”

Anche l’Assessore alla Cultura di Pomigliano Giovanni Russo ha rimarcato il valore dell’evento:

“Un orgoglio per la nostra città. Cultura, bellezza e partecipazione sono motori di sviluppo umano.”

Presente anche Alessandra Clemente, consigliera comunale di Napoli, da sempre vicina al festival:

“Un esempio virtuoso di cultura diffusa che crea connessioni autentiche tra artisti, cittadini e istituzioni.”

Il cartellone 2025: “Io attore sono teatro”

Il titolo di quest’anno mette l’interprete al centro dell’atto scenico, con uno sguardo contemporaneo sul teatro come azione collettiva, rito vivo e spazio critico.

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