Manifesti con l’immagine del premier Giorgia Meloni raffigurata a testa in giù, accompagnata dalle scritte “complice del genocidio” e “serva degli Usa”, sono comparsi a Castellammare di Stabia, nel rione Annunziatella. I manifesti riportavano anche il simbolo del Carc (Comitati di Appoggio alla Resistenza per il Comunismo), gruppo dell’estrema sinistra.
L’episodio ha subito scatenato la reazione politica. Il circolo stabiese di Fratelli d’Italia, guidato da Giovanni De Angelis, ha denunciato la vicenda definendola «un gesto gravissimo e antidemocratico»: «Riteniamo inaccettabile il manifesto raffigurante il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni a testa in giù. Il Carc è protagonista di condotte antagoniste e verbalmente violente, dalle quali la sinistra stabiese non ha mai preso le distanze. Questo episodio è l’ennesimo attacco contro il Governo e contro chi non la pensa come loro», scrive il coordinamento.
De Angelis ha inoltre criticato il silenzio iniziale del sindaco Luigi Vicinanza, accusandolo di non aver preso subito posizione.
La risposta del primo cittadino non si è fatta attendere: «Una cosa sono le idee, le posizioni politiche e il confronto democratico; un’altra è l’utilizzo di immagini squallide che rievocano un passato buio della nostra storia e che non deve tornare. Il confronto democratico è altro: la **violenza simbolica non è dissenso, è solo mancanza di rispetto e degrado culturale. Una vergogna».
Anche l’ex consigliere comunale Mario D’Apuzzo ha condannato duramente l’episodio, sottolineando il pericolo di un linguaggio politico che sconfina nell’odio: «Rovesciare il volto del Presidente del Consiglio non è satira, è odio. È la rievocazione di una violenza che l’Italia dovrebbe aver imparato a non celebrare mai più. Chi oggi mette la Meloni a testa in giù, domani potrebbe farlo con chiunque altro. Questa non è opposizione, è degenerazione. Quando si appendono le idee a testa in giù, la prima a morire non è una persona: è la libertà».
Le forze dell’ordine sono state allertate per individuare gli autori dell’affissione, mentre in città cresce la richiesta di un confronto politico civile e rispettoso, lontano da simboli e linguaggi che evocano la violenza.










