«Fateci lavorare, non siamo camorristi e non abbiamo mai avuto nulla a che fare con la criminalità organizzata». È l’appello disperato di quattro lavoratori ai quali la Copma, la ditta che gestisce l’appalto per la sanificazione dell’ospedale San Leonardo di Castellammare di Stabia, non ha rinnovato il contratto, nonostante – sostengono – avessero maturato il diritto alla trasformazione del rapporto di lavoro da tempo determinato a tempo indeterminato.
I quattro ex dipendenti sono rimasti senza lavoro dal 31 dicembre e hanno inviato una lettera al presidente della Regione, Roberto Fico, all’assessore alle Pari Opportunità Claudia Pecoraro, al prefetto di Napoli Michele di Bari e alla Procura della Repubblica di Napoli, denunciando quello che definiscono un “trattamento discriminatorio”.
Secondo quanto riferito dai lavoratori, il mancato rinnovo sarebbe legato a una direttiva aziendale adottata dalla Copma – società con sede a Ferrara – che, dopo aver denunciato nel giugno scorso pressioni della camorra, avrebbe deciso di non confermare alcuni contratti per prevenire il rischio di infiltrazioni criminali.
Il nome della Copma è emerso anche nelle carte dell’ultima inchiesta dell’Antimafia che ha colpito il clan D’Alessandro, storico sodalizio criminale egemone a Castellammare. L’attenzione degli inquirenti si sarebbe concentrata sulla presenza, nell’organico aziendale, di parenti di affiliati e boss della cosca di Scanzano, oltre che di una presunta cassiera dell’organizzazione criminale. Dipendenti che, secondo quanto emerso, la Copma avrebbe “ereditato” dalle precedenti aziende affidatarie dell’appalto Asl.
Tre le persone indicate nell’informativa antimafia e successivamente licenziate dall’azienda, due delle quali incensurate. Diversa, però, la posizione dei quattro lavoratori ora esclusi: non avrebbero alcuna “parentela scomoda”, secondo quanto sostenuto dagli stessi.
«Nel luglio 2025 – spiegano – la Copma, a seguito di numerose quiescenze, licenziamenti e dimissioni, rimasta con circa 35 unità operative, fu costretta a integrare l’organico del cantiere Asl Napoli 3 Sud con assunzioni a tempo determinato. Ora, però, la società non intende trasformare i contratti scaduti il 31 dicembre e si appresta a predisporre nuove assunzioni».
Un comportamento che i lavoratori giudicano “lesivo e discriminatorio”. «Non abbiamo nulla a che fare con vicende di criminalità organizzata – scrivono – e per non essere espulsi definitivamente dal mondo del lavoro abbiamo chiesto alla società di attivare nei nostri confronti i protocolli Antimafia e Legalità».
I quattro si dicono pronti a produrre casellario giudiziario e carichi pendenti, sottolineando che tale procedura «metterebbe l’azienda in linea con le norme vigenti e consentirebbe a noi di continuare a lavorare».










