La Guardia di Finanza evasione
La Guardia di Finanza ha chiesto la chiusura d’ufficio delle 229 Partite Iva

Un decreto di sequestro preventivo emesso dal gip del Tribunale di Salerno, su richiesta della Procura salernitana, è stato eseguito dalla Guardia di Finanza nei confronti di una società di Salerno operante nel settore del trasporto di merci su strada. Il provvedimento riguarda somme di denaro, crediti fiscali presenti nel cassetto fiscale e beni nella disponibilità dell’azienda, fino alla concorrenza di 14.168.471,21 euro, importo corrispondente ai crediti d’imposta ritenuti inesistenti utilizzati per compensare tributi dovuti negli anni 2022 e 2023.

Le contestazioni e l’indebita compensazione

Le verifiche condotte dal Nucleo di polizia economico-finanziaria di Salerno hanno fatto emergere la presunta indebita compensazione di debiti tributari attraverso l’utilizzo di crediti d’imposta edilizi inesistenti. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la società avrebbe acquisito crediti derivanti da bonus fiscali a partire da dicembre 2022, proseguendo nel corso delle annualità 2023 e 2024, per poi utilizzarli in compensazione delle imposte da versare all’Erario.

L’acquisizione dei bonus e i flussi milionari

I crediti d’imposta sarebbero stati acquistati da circa 90 soggetti cedenti, generando proventi per milioni di euro, successivamente contabilizzati nei bilanci d’esercizio 2022 e 2023. I finanzieri hanno rilevato come la società avesse beneficiato di uno sconto significativo, avendo acquistato i crediti a circa il 60 per cento del valore nominale, per poi utilizzarli integralmente nella compensazione fiscale.

I profili di fittizietà dei crediti

Secondo l’ipotesi accusatoria, la società sarebbe stata consapevole della natura fittizia dei crediti d’imposta, anche alla luce delle criticità riscontrate nei soggetti cedenti. Questi ultimi, stando agli accertamenti, risultavano di recente costituzione, in diversi casi evasori totali, privi di dichiarazioni dei redditi e senza un’organizzazione coerente con le ingenti opere edilizie dichiarate. In alcuni casi, gli amministratori non avrebbero avuto alcuna competenza nel settore edilizio, come emerso dalla posizione di una soggetta che si sarebbe qualificata come “casalinga”. Inoltre, i legali rappresentanti delle società cedenti avrebbero spesso assunto la carica in prossimità delle date di cessione o acquisizione dei crediti.

Strutture societarie e documentazione carente

Gli investigatori hanno evidenziato che tutte le società cedenti presentavano un unico socio, capitali sociali minimi e un numero di addetti esiguo, elementi ritenuti incompatibili con le lavorazioni edilizie dichiarate. Anche la documentazione tecnica e contabile acquisita non sarebbe stata sufficiente a giustificare la rilevante entità delle opere asseritamente eseguite.

Vantaggi indebiti e soggetti coinvolti

La compensazione dei debiti tributari con crediti d’imposta inesistenti avrebbe consentito alla società, da un lato, di non versare imposte dovute allo Stato, ottenendo un vantaggio finanziario illecito, e dall’altro di alterare il risultato d’esercizio, conseguendo un utile d’impresa. Le indagini hanno fatto emergere ipotesi di responsabilità non solo a carico del rappresentante legale, ma anche dell’amministratore di fatto, del responsabile amministrativo e di due consulenti ritenuti coinvolti nelle operazioni di compravendita dei crediti edilizi inesistenti.

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