La Corte di Cassazione ha confermato l’ergastolo per Pinotto Iacomino, reo confesso del femminicidio dell’ex moglie Ornella Pinto, uccisa il 13 marzo 2021 all’età di 40 anni nella sua casa a Napoli.
La Suprema Corte ha rigettato il ricorso presentato dalla difesa di Iacomino, confermando così le aggravanti della premeditazione, della crudeltà e dello stato di coabitazione, determinanti per la condanna all’ergastolo sia in primo grado che in Appello.
Ornella Pinto fu uccisa mentre il figlio dormiva in un’altra stanza
Ornella Pinto fu uccisa nella notte con quindici coltellate nella sua casa nel quartiere San Carlo all’Arena a Napoli. Il giorno stesso Iacomino si presentò alla stazione dei carabinieri di Montegabbione, in provincia di Terni, dov’era domiciliato, confessando di aver ucciso la donna, attribuendo l’omicidio a un litigio. Le indagini però, rivelarono che fu uccisa mentre dormiva, perché il corpo di Ornella non presentava segni di difesa.
Nel 2022, in primo grado, la Corte di Assise di Napoli condannò Iacomino all’ergastolo, riconoscendo le aggravanti della premeditazione, della crudeltà e il vincolo di convivenza. Nel 2024, oltre a confermare la sentenza, la Corte di Assise di Appello dispose il pagamento di una provvisionale di 180mila euro a Stefania Pinto, sorella della vittima che è anche tutrice del figlio della coppia. All’epoca dei fatti il bimbo aveva 4 anni e si svegliò nella notte per le urla della madre.
L’avvocato Capasso: per i familiari è “un’amara consolazione”
La pronuncia della Cassazione pone così fine alla vicenda giudiziaria. “È un’amara consolazione” per i familiari di Ornella Pinto, rappresentati dall’avvocato Carmine Capasso. La storia di Ornella Pinto resterà impressa per la brutalità con la quale fu uccisa. In tutti questi anni la Fondazione Polis e gli avvocati di parte civile hanno sempre sostenuto la richiesta di ergastolo.










