Mentre il cielo si riempie di missili e le sirene echeggiano incessanti da Amman a Tel Aviv, è fin troppo facile perdersi nel vortice del caos immediato. Eppure, proprio in questi momenti, l’attenzione globale si sposta altrove, lasciando nell’ombra ciò che continua a peggiorare in silenzio, lontano dai riflettori. Dal campo ad Amman, dove vivo l’ennesimo giorno di scontri, mi chiedo: quante altre tragedie scivoleranno via inosservate mentre i titoli esplodono proprio come i razzi?
A Gaza, le ONG internazionali – vere e proprie linee di vita per una popolazione sotto assedio – sono state espulse o costrette a piegarsi alle nuove regole imposte dal governo Netanyahu: registrazioni forzate, elenchi dettagliati del personale palestinese, una trasparenza selettiva che sa tanto di controllo politico. La Corte Suprema israeliana ha concesso una sospensione temporanea al divieto per 37 organizzazioni, tra cui Medici Senza Frontiere, Oxfam e il Norwegian Refugee Council, ma la minaccia resta sospesa, con scadenza imminente e incertezze su come verrà applicata. Solo poche ONG accettano di continuare sotto queste condizioni draconiane, mentre la fame e la distruzione continuano a divorare tutto. È un soffocamento lento dell’aiuto umanitario, camuffato da “sicurezza nazionale”, in un contesto di genocidio che ha già causato decine di migliaia di morti palestinesi dal 2023.
In Cisgiordania, l’occupazione colonialista accelera a un ritmo furioso: terre palestinesi non censite o non registrate vengono dichiarate automaticamente “proprietà statale” israeliana, con il processo di registrazione terriera ripreso per la prima volta dal 1967 in Area C, che copre circa il 60% del territorio. Ne ho già scritto in un articolo a mio avviso importante lo scorso 16 febbraio 2026, dal titolo: Cisgiordania, Israele riavvia il catasto dopo 59 anni: per i palestinesi è annessione mascherata.
È come i furti di auto notturni: approfittare del buio per arraffare tutto il prima possibile, mentre il mondo guarda da un’altra parte. Bezalel Smotrich e la sua “rivoluzione insediativa” procedono spediti, con annessioni de facto che nessuno ferma davvero – mosse già condannate da 19 paesi, tra cui Turchia, Qatar, Francia, Brasile, Arabia Saudita ed Egitto, come vera e propria “annessione illegale”. L’ONU e gli attivisti avvertono: è un dispossessamento, espropriazione, sequestro su larga scala che rende impossibile uno stato palestinese contiguo.
L’ipocrisia più stridente emerge nei negoziati nucleari con l’Iran, mediati dall’Oman a Ginevra alla fine di febbraio 2026: mentre si discuteva, USA e Israele hanno lanciato attacchi massicci – il secondo in meno di un anno. Si tratta con una mano e si bombarda con l’altra, culminando negli strikes del 28 febbraio che hanno ucciso Khamenei e centinaia di civili. Netanyahu e Trump dovrebbero rispondere davanti a giudici per ben altro: eppure procedono indisturbati.
Potremmo continuare: Cuba affamata sotto il blocco carburanti USA, condannato dall’ONU come violazione del diritto internazionale dopo l’intervento in Venezuela, con blackout di 20 ore al giorno, ospedali al collasso e crisi umanitaria che minaccia la stabilità dell’isola. Maduro catturato il 3 gennaio 2026 dalle forze USA, in una mossa che più che rasentare, sembra violare del tutto la Carta ONU e Trump che annuncia gli Stati Uniti “gestiranno” il Venezuela fino a una transizione.
L’escalation tra Pakistan e Afghanistan, dichiarata “open war” dal ministro della difesa pakistano dopo airstrike su Kabul e Kandahar a febbraio 2026, mentre nel febbraio 2026 l’India ha concluso con Israele accordi per forniture di armi del valore di circa 8,6 miliardi di dollari, rendendo Tel Aviv il secondo fornitore di armamenti per Nuova Delhi dopo la Francia. Tra i sistemi inclusi: bombe guidate SPICE-1000, missili Rampage, Air LORA e Ice Breaker.
Questa guerra con l’Iran non è un episodio isolato. È il sintomo di un sistema in cui l’impunità regna sovrana, le distrazioni mediatiche coprono i crimini sistematici e i potenti ridisegnano mappe mentre il resto del mondo paga il prezzo. Dal campo penso: quante altre passeranno inosservate? Ma sono davvero inosservate o facciamo finta di non vederle?
E in questa faccenda la Cina sembra solo scrutare, proprio la Cina che comprava petrolio dal Venezuela e dall’Iran (fino all’80-90% delle esportazioni iraniane e una quota significativa di quelle venezuelane, spesso a prezzi scontati via flotte ombra), ancora non entra in gioco e probabilmente non lo farà – ma gli occhi saranno puntati anche su di loro, con rischi per la sicurezza energetica cinese che potrebbero spingere Pechino verso altre fonti chissà quali.
da Amman
Ciro Scuotto










