Una scossa di terremoto di magnitudo ML 5.9 è stata registrata nella notte tra il 9 e il 10 marzo nel Golfo di Napoli, al largo dell’isola di Capri.
Secondo i dati ufficiali diffusi dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, il sisma è avvenuto alle ore 00:03 italiane e ha avuto coordinate epicentrali 40.5237 N – 14.1318 E, con una profondità di circa 414 chilometri.

I comuni più vicini all’epicentro risultano essere Anacapri, distante circa 8 chilometri, e Capri. Al momento non risultano danni a persone o edifici. Nonostante la magnitudo relativamente significativa, il terremoto è stato percepito solo debolmente in superficie.
Il motivo principale è la profondità eccezionale dell’evento sismico. La maggior parte dei terremoti italiani avviene infatti nei primi 10–30 chilometri della crosta terrestre, mentre in questo caso l’ipocentro è stato localizzato oltre i 400 chilometri di profondità, nel mantello terrestre.
Perché il terremoto è stato avvertito poco
Quando un terremoto si sviluppa così in profondità, le onde sismiche perdono molta energia prima di raggiungere la superficie, riducendo drasticamente gli effetti percepibili.
Secondo la prima elaborazione dei dati del questionario “Hai sentito il terremoto?” dell’INGV, il sisma è stato comunque percepito in diverse zone d’Italia, con intensità stimata tra il III e il IV grado della scala macrosismica MCS.

Gli esperti dell’INGV spiegano che questo tipo di terremoto è legato a un particolare processo geologico che interessa il Tirreno meridionale. In quest’area, infatti, è presente uno “slab” di litosfera oceanica, cioè una porzione di crosta terrestre che sta lentamente sprofondando nel mantello da milioni di anni.
Questo processo, noto come subduzione, genera una sismicità profonda che interessa soprattutto l’area tra Calabria, Sicilia e Mar Tirreno. Eventi simili sono quindi relativamente frequenti lungo il margine meridionale della penisola, mentre risultano più rari al largo delle coste campane.
I precedenti negli ultimi decenni
Negli ultimi quarant’anni sono stati registrati diversi terremoti profondi nel bacino tirrenico con caratteristiche simili.
Tra i più significativi:
- il 28 ottobre 2016, magnitudo ML 5.8 a 481 km di profondità
- il 26 ottobre 2016, magnitudo Mw 5.8 a 221 km
- il 3 novembre 2010, magnitudo ML 5.4 a 506 km
- la notte tra 26 e 27 ottobre 2023, magnitudo ML 4.2 al largo della Penisola Sorrentina
Il terremoto profondo più forte registrato in quest’area negli archivi storici rimane però quello del 27 dicembre 1978, di magnitudo Mw 5.9, avvenuto a circa 392 km di profondità al largo di Gaeta. Ancora più potente fu il sisma del 1938, con una magnitudo stimata tra 6.8 e 7.1, uno degli eventi più intensi presenti nel catalogo sismico italiano.
Nonostante la magnitudo talvolta elevata, i terremoti profondi tendono ad avere un impatto molto minore sul territorio. La distanza che separa l’ipocentro dalla superficie comporta infatti una forte attenuazione dell’energia sismica, rendendo gli effetti percepibili molto più deboli rispetto ai terremoti superficiali.









